A volte ti succede di non poter stare con la gente, allora esci di casa e ti butti in strada con la tua musica. Magari è sabato, anzi, con titta probabilità lo è, perché se hai avuto il tempo di fermarti ad analizzare i tuoi bisogni interiori vuol dire che non avevi molto da fare. Dato che è sabato, tutti sono in giro a comprare, non importa cosa: c'è chi si compra un vestito (perché è sabato), chi si compra un soprammobile (sempre perché è sabato) e chi si compra dei cosmetici (indispensabili il sabato). In generale, la maggior parte della gente in giro per città di sabato cerca un'immagine da stamparsi addosso.
Dico la maggior parte perché in quel momento ci sei tu, che sei lì per stare da solo, a creare automaticamente una minoranza. E alla fine il risultato è che per stare da solo hai avuto bisogno di versarti in mezzo a massa di persone (si sentiranno sole le formiche?).
La conseguenza è che ti senti diverso da tutti loro, senti di non avere nulla in comune con loro. Cammini per le strade affollate del centro e la musica che ascolti ti da l'impressione che tuttu quanti intorno a te formino un fluido che si muove amorfo, e tu sei l'unico a vederlo.
Tu ne sei fuori.
Cammini lentamente (perché tutti corrono) e preghi iddio di non incontrare nessuno che ti venga a parlare, quelli che conosci fai finta di non vederli, e quelli che ti salutano li saluti e te ne vai.
Sei da solo in una massa di persone che stanno tutte da sole e cercano di trovare una soluzione aggregandosi. Stando da soli con gli altri.
Una soluzione fittizia al problema di sentirsi soli.
Tu sei da solo e ci vuoi stare. Non ti senti solo perché in quel momento sei con te stesso. E allora scopri che te stesso è un'entità che ha molte più cose da dirti di qualunque altro gregario da shopping sabato-pomeridiano.
Con te stesso intrattieni un dialogo interessante senza smettere di vedere il fluido muoversi al ritmo della musica, i sorrisi omologati, le pose, le sfilate, la grande pantomima attraverso la quale la vedi, all'improvviso, camminare lentamente.
A braccetto con sè stessa.
Dico la maggior parte perché in quel momento ci sei tu, che sei lì per stare da solo, a creare automaticamente una minoranza. E alla fine il risultato è che per stare da solo hai avuto bisogno di versarti in mezzo a massa di persone (si sentiranno sole le formiche?).
La conseguenza è che ti senti diverso da tutti loro, senti di non avere nulla in comune con loro. Cammini per le strade affollate del centro e la musica che ascolti ti da l'impressione che tuttu quanti intorno a te formino un fluido che si muove amorfo, e tu sei l'unico a vederlo.
Tu ne sei fuori.
Cammini lentamente (perché tutti corrono) e preghi iddio di non incontrare nessuno che ti venga a parlare, quelli che conosci fai finta di non vederli, e quelli che ti salutano li saluti e te ne vai.
Sei da solo in una massa di persone che stanno tutte da sole e cercano di trovare una soluzione aggregandosi. Stando da soli con gli altri.
Una soluzione fittizia al problema di sentirsi soli.
Tu sei da solo e ci vuoi stare. Non ti senti solo perché in quel momento sei con te stesso. E allora scopri che te stesso è un'entità che ha molte più cose da dirti di qualunque altro gregario da shopping sabato-pomeridiano.
Con te stesso intrattieni un dialogo interessante senza smettere di vedere il fluido muoversi al ritmo della musica, i sorrisi omologati, le pose, le sfilate, la grande pantomima attraverso la quale la vedi, all'improvviso, camminare lentamente.
A braccetto con sè stessa.
